Perché?

Desideriamo offrire un PERCORSO DI FORMAZIONE che sia in realtà un itinerario di de-formazione.

Spesso, come adulti, insegnanti, educatori, genitori, sentiamo di voler apprendere di più: nuovi contenuti, nuove tecniche, nuovi metodi, nuove strategie, nuove ricette, nuove pedagogie, riempiendoci di informazioni.

E se prima facessimo spazio dentro noi stessi? E se iniziassimo a liberarci dal superfluo?

In altre parole, vi invitiamo a uscire dal recinto di convinzioni e assunti educativi che diamo per scontati, giusti perché comunemente accettati, trasmessi automaticamente come normali, recinto nel quale ci muoviamo con agio e sicurezza.

Vi invitiamo a disimparare.

Per acquisire la consapevolezza che i propri limiti personali sono criteri autoimposti piuttosto che leggi immutabili.

Per aprirsi a ciò che ancora non conosciamo, di noi stessi, delle nostre potenzialità, dell’essere umano bambino, e lasciarsi sorprendere da punti di vista inediti, che svelano nuove conoscenze, aspetti, sensazioni.

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Ci piace il DIS

Il prefisso DIS oggi viene spesso ripetuto nel campo della scuola e dell’educazione, creando parole ormai famose, veri must della pedagogia attuale, come DISlessia, DISgrafia, DIScalculia, DISabilità, DISagio…

Questi DIS talvolta sono vere e proprie spine nel fianco, a scuola come a casa, per i bambini come per gli adulti. Implicano diversità, vissuta però nel senso dell’errore e non dell’opportunità.

Ma, ancor più importante, è che questi DIS nascondono la tendenza dell’educazione scolastica e non, ad irrigidirsi in paradigmi e stereotipi che negano lo spazio d’espressione, che generano consuetudini di trattamento dell’essere umano bambino che ci rendono incapaci di vedere e ascoltare davvero il soggetto vivo e presente, palpitante, davanti a noi.

Accanto a questi DIS celebri, vogliamo lanciare agli adulti la provocazione del DISapprendimento, della DISeducazione, della DIScuola.

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La provocazione a lasciare il pacchetto di certezze pedagogiche sulle quali basiamo le nostre osservazioni e le nostre interpretazioni del vissuto infantile, e dalle quali generiamo leggi e principi.

La provocazione ad essere disposti a mettere in discussione ciò che abbiamo ricevuto da bambini e che tendiamo a restituire da adulti, in un’equazione in cui l’eguaglianza ci appare erroneamente come giustizia.

La provocazione a rinunciare al preconcetto del sono adulto e quindi so, di poter possedere un metodo pedagogico infallibile.

Ad abbandonare perfino le certezze alternative, perché anche la destrutturazione, la libertà, possono trasformarsi in un mito, in una filosofia da difendere, che allora smette di essere al servizio dell’infanzia.