Disimparando s’impara edizione 2020

Quest’anno, inaspettatamente, la grande realtà collettiva ci ha proposto grandi occasioni di destrutturazione e disapprendimento, rivelandosi una grande alleata del nostro percorso, stimolando profonde riflessioni per le nostre vite. 
Disimparando s’impara si è preso una pausa da febbraio 2020 per le disposizioni legate alla situazione sanitaria relativa al Covid-19, e non è stato facile ripensare se e come ripartire con i gruppi, con la qualità del nostro lavoro, e con il calendario. 

Sappiamo e sentiamo che ora la possibilità di stare insieme e insieme ricrearci è di estremo valore.
Così, dopo varie riflessioni, abbiamo pensato  alla bellezza di poter entrare dentro di noi con profondità e leggerezza, ripartendo dal clown. Trovando la rigenerazione necessaria in questo tempo particolare e critico, nella sua poesia, nell’apertura del cuore, nel ridere e vibrare in connessione profonda con sè e gli altri. Ritrovando il nostro sguardo sincero.

LE SEDI 2020:

Gli incontri di autunno 2020 di Disimparando s’impara si tengono a Progetto Gaia Terra, un luogo che accoglie progetti e sperimentazioni nei campi dell’agricoltura sostenibile, del costruire con materiali naturali, del consumo critico, della vita di gruppo, dell’alimentazione, dell’ambiente e dello scambio culturale.

La prima parte di Disimparando s’impara 2020 si è tenuta a Borgo Basino, un insieme di casali rurali in pietra ristrutturati sulle fondamenta di un antico castello della Val Bidente (a Cusercoli, in provincia di Forlì-Cesena).

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GLI INCONTRI 2020:

18-19 gennaio

L’ECONOMIA DEL DONO – Abbandonare il paradigma della scarsità e scoprire l’abbondanza

con Debora T. Stenta e Igor Niego  

“All’inizio fu il Dono”

Charles Eisenstein

Entrare nello spirito del dono è un viaggio di fiducia, relazione, riconsiderazione dei propri confini, comunità, appartenenza, scopo, attitudine verso il mondo e la vita.
Può essere davvero trasformativo perché non coinvolge solo il denaro, ma anche la nostra capacità di sentire e rimanere in un luogo di apertura. La cosa più preziosa che abbiamo, la vita, ci è data gratuitamente; nei primi anni, tra le braccia dei nostri genitori, tutto ci viene offerto gratuitamente.
Crescendo riceviamo i valori e le strutture di base della nostra cultura moderna. Impariamo che la ricchezza non è disponibile a tutti: la ricchezza è qualcosa di limitato e ci pare normale che, se qualcuno ce l’ha, qualcun altro non ce l’ha.

La ricchezza è diventata sinonimo di beni e denaro: facciamo fatica a credere che la ricchezza potrebbe essere qualcosa di diverso dal loro accumulo, e a tale accumulo colleghiamo inevitabilmente stabilità, serenità e almeno un certo tipo di felicità. Perdiamo completamente di vista il fatto che la sicurezza e la prosperità sono un fatto collettivo e che se tutti in una comunità stanno bene e sono soddisfatti, in cambio tutti si sentono meglio e si sentono al sicuro, nelle relazioni oltre che dal punto di vista materiale.

In questo incontro proponiamo attività, riflessioni, esercizi, pratiche che daranno nuovi spunti e nuove visioni relative alla nostra ricchezza.

Per gli incontri che durano sabato e domenica, si inizia sabato alle 9,30 e si finisce domenica alle 18,30.

Per gli incontri che durano dal venerdì alla domenica, si inizia alle 15,00 del venerdì e si finisce domenica alle 18,30.

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21-22-23 febbraio e 9-10-11 ottobre

LO SGUARDO SINCERO – La prospettiva del clown

con Giulio Ferretto  

La risata è la distanza più breve tra due persone”

Victor Borge

In una cultura ossessionata dalla perfezione, dalle prestazioni, dalla velocità, dalla competizione, tutte e tutti noi, adulti e bambini, ci troviamo spesso a nascondere la nostra natura profonda per il timore di mostrare quelle parti di noi che comunemente vengono associate alla fragilità, alla vulnerabilità, alla debolezza.

C’è un mondo, però, in cui tutto è importante, dove l’accoglienza è una necessità, dove il presente è prezioso, dove si può errare, perché errando si scopre l’imprevedibile e perché sbagliando si impara il senso vitale della creatività: è il mondo rovesciato del clown, dove la curiosità spiazza il pregiudizio e il problema si trasforma in opportunità.

Per questo il clown può essere rivoluzionario: ci aiuta a cambiare prospettiva su di noi e sul mondo, trasformando quelle che usualmente consideriamo debolezze, in sorprendenti punti di forza. La prospettiva del clown, coltivando il piacere di essere visti, riconosciuti e apprezzati semplicemente per ciò che siamo, nella nostra unicità, senza dover dimostrare nulla, ci aiuta a celebrare i nostri limiti, onorando quello che ci accomuna e che ci rende umani: la nostra meravigliosa imperfezione.

Quando prendiamo consapevolezza della nostra natura, impariamo a godere e a celebrare ciò che siamo e troviamo il coraggio di mostrarci, possiamo entrare in empatia con il mondo attraverso il nostro sguardo.

In questo percorso di crescita personale, attraverso la prospettiva del clown, ci scopriamo ostinatamente ottimisti, perché errando, apprendiamo che tutto serve, che ogni cosa è nutrimento e occasione per celebrare la meraviglia dell’esserci.

Impareremo a:

– stare nel vuoto e a gustare la sensazione del sentirsi persi, per sperimentare il potenziale creativo che ne emerge

– risvegliare lo sguardo aperto, sincero ed empatico, distinguendo attenzione e concentrazione

– guardare al mondo come un alleato, attraverso il processo di co-creazione che mettiamo in atto nelle improvvisazioni

– prendere consapevolezza del proprio linguaggio non verbale

– prendere confidenza, attraverso i giochi, con il supererrore per trasformarci in autentici supereroi!

Il corso è dedicato agli adulti ed è a numero chiuso (15 persone).

Inizia alle ore 15.00 del venerdì e termina alle ore 18.00 della domenica. Si raccomanda la puntualità.      

     

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6-7-8 novembre

LO SGUARDO SINCERO 2 – per chi ha partecipato al primo step e desidera continuare a risvegliare e sviluppare la prospettiva del clown

con Giulio Ferretto            

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data da definire in gennaio 2021

PEDAGOGIA VIVA – l’esperienza di Casinha Amarela in Brasile

con Talita Moser    

La Pedagogia Viva nasce dall’esperienza tra genitori e figli nella Casinha Amarela (casa gialla) a Campo Largo, nel Paranà, in Brasile, nel 2012.

Nel corso di questa esperienza di convivenza i genitori si sono messi a nudo nel disimparare a essere direttivi con i bambini e imparare a conoscere l’autonomia insieme a loro, mettendo da parte aspettative e giudizi riguardo ai loro comportamenti e dando fiducia alle loro scelte, cercando di dimenticare l’automatismo meccanico di una vita sicura e pianificata.
Hanno imparato ad aprirsi gli uni con gli altri per le proprie necessità, cercando di costruire relazioni autentiche.
Casinha Amarela è un luogo dove l’educazione non è più fatta per condurre e condizionare gli altri ma per educare se stessi, e la pedagogia diventa un’occasione e un cammino alla scoperta di se stessi e della Vita.
Talita desidera condividere questo percorso con tutti coloro che sentono la necessità di un nuovo passo verso una educazione aperta all’incontro, allo scambio di esperienze, intendendo la Pedagogia come un processo di trasFORMAzione continua: imparare è vivere.
       

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data da definire in febbraio 2021

SOCIOCRAZIA NELL’EDUCAZIONE –  L’educazione come processo partecipativo

con Genny Carraro            

“Se vuoi andare veloce, cammina da solo. Se vuoi andare lontano, cammina insieme.”

Proverbio africano

Prendere decisioni e organizzarsi è parte vitale di un gruppo. 

Quando il gruppo è una comunità di cui fanno parte anche i giovani (come la famiglia e la scuola), il modo di decidere e organizzare trasmette automaticamente un modello decisionale e organizzativo che i giovani vivranno come “normale” e che agiranno come abitudine assodata e spontanea. Cosa imparano i giovani dai loro adulti di riferimento? Prendere una decisione implica che qualcuno domini sugli altri? Che qualcuno parli più forte? Che qualcuno abbia posizioni di potere? Si può discutere una decisione? Ci si abitua ad esprimere i propri bisogni? Ci si abitua a partecipare attivamente all’organizzazione? Ci si abitua a subire una decisione oppure a cocrearla?  

Dinamiche di potere e conflitti vanno di pari passo in ogni area della nostra vita: dall’emarginazione inconscia di parti della nostra persona, al modo in cui intraprendiamo, vinciamo o perdiamo battaglie con i nostri partner, figli, familiari, colleghi, e fra organizzazioni e paesi. Queste dinamiche vengono inesorabilmente trasmesse alle nuove generazioni. È dunque importante trovare metodi decisionali che siano inclusivi, che permettano a tutti i membri di un gruppo di sentirsi sicuri, di progredire come persone e nei progetti familiari o professionali.

Sviluppata in Olanda negli anni ’70, oggi diffusa in tutto il mondo in molte aziende, scuole, istituzioni, organizzazioni e comunità, la sociocrazia è un metodo decisionale e organizzativo che si basa sull’assenso e sul ritorno di informazione (feedback loops), secondo i principi di equità, efficienza, trasparenza e revisione periodica. Il risultato è un processo decisionale cooperativo e creativo, nel quale tutti si sentono coinvolti.

Nella sociocrazia, impariamo ad esprimere le nostre opinioni, i nostri bisogni, le nostre vulnerabilità così come la nostra creatività, in maniera costruttiva, che rispetti l’ascolto di tutte le voci del gruppo e che ci permetta di prendere decisioni che tutti possano abbracciare e in cui tutti possano riconoscersi. In tal modo, la decisione presa è maggiormente supportata e ciò rende la sua applicazione più efficiente e sostenibile. 

Impariamo a cambiare il paradigma dei processi decisionali: anziché promuovere competizione e concorrenza, che spesso troviamo persino in un contesto democratico, si promuove la cooperazione grazie all’intelligenza collettiva.

La sociocrazia ci insegna che “la decisione deve essere buona abbastanza per ora, e sicura abbastanza da provare”. Ci ricorda anche che “la perfezione è la nemica del sufficientemente buono!” e che gli errori, e quindi il feedback, sono ciò che realmente nutre il nostro sistema: ci fanno e lo fanno evolvere!

Un laboratorio giocoso di tre giorni per introdurre la Sociocrazia, per acquisirne una conoscenza di base e  applicare alcune sue parti nella vita di ogni giorno. Per genitori, non genitori, insegnanti che vogliono cambiare la scuola, persone che desiderano crescere e trasformare le proprie abitudini e azioni quotidiane, ragazze e ragazzi dai 14 anni in su.

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data da definire

ADOLESCENTE SARAI TU! – Tavola rotonda esperienziale fra ragazze, ragazzi, adulte e adulti in ricerca            

con Raffaella Cataldo e Christian Mancini

“I giovani non possono sapere quello che gli adulti pensano e provano.  Ma gli adulti sono colpevoli, se dimenticano che cosa significa essere giovani…”

Albus Silente

Che meraviglia quegli anni in cui si boccia, si fiorisce, tutto si trasforma dall’interno, e in cui anche il mondo esterno, di riflesso, cambia volto! È un’età di metamorfosi, di mutamenti intensi, di fluire di novità. 

Eppure i genitori temono il sopraggiungere di quest’età nei loro figli. Nei testi di psicologia e nei manuali di educazione spicciola se ne parla come la cronaca di una crisi annunciata, e in famiglia la si aspetta più o meno con la stessa rassegnazione e senso di impotenza con cui si attende uno tsunami: l’adolescenza!

Ai primi sintomi di adolescenza i genitori, quasi dimentichi di essere anche loro stati giovani, smarriti come di fronte a qualcosa di alieno, chiedono consiglio ad altri adulti e organizzano colloqui, conferenze, seminari, convegni in cui gruppi di adulti discutono e teorizzano fra loro su come si fa a gestirli, questi esseri umani improvvisamente alti, lunghi, che con le voci più profonde pare sappiano solo dire no.

Ma davvero la natura è stata tanto sventata da imprigionare la potente e miracolosa metamorfosi di questa età nel tunnel buio e critico che tutti puntualmente si aspettano? C’è forse qualcosa che ci sfugge? E soprattutto: loro, le ragazze e i ragazzi, cosa ne pensano? Un adulto definisce questa età adolescenza… ma un ragazzo, invece, come la chiama?

Questo seminario è dedicato ad adulte e adulti, e alle ragazze e ragazzi dai 12 anni in su. È dedicato all’incontro vero e sincero, rinunciando ai pregiudizi e a ciò che pensiamo di sapere. È dedicato a scoprire di cosa realmente è fatta la distanza che tende a generarsi fra adulti e adolescenti, a comprenderla e a provare a lasciarla andare. 

Attraverso giochi, attività esperienziali, dialogo, le ragazze e i ragazzi potranno spiegare cosa e come vivono, e risvegliare così il passato degli adulti e la comprensione empatica. Allo stesso modo, gli adulti potranno spiegare cosa e come vivono, creare comprensione, e capire come non rinunciare al loro ruolo di guida e protezione rispettando la vita che si trasforma.

L’incontro è rivolto a ragazze e ragazzi dai 12 anni in su, ai loro genitori, agli insegnanti, ad adulte e adulti che non sono ancora genitori, a coloro che lavorano a contatto con i giovani,  a tutti coloro che amano la vita e l’essere umano e desiderano scoprirsi e capirsi di più.

Vai qui per conoscere costi ed economia del dono